

L'essere coscienti significa avere consapevolezza di se stessi e del mondo esterno con cui si è in rapporto, avere coscienza della propria identità e delle proprie attività interiori.1) Ampliando ancora il concetto è avere coscienza di sé mentre si ha l’esperienza.
Ogni persona possiede diverse sfumature di coscienza, spesso uniche, come unico è ognuno di noi. Secondo le Antiche Scuole di consapevolezza, che lavoravano sullo sviluppo delle potenzialità umane, vi sono quattro stati di coscienza possibili:
1. il primo stato è il sonno, quello notturno, stato all'apparenza passivo, dove in realtà si creano condizioni molto particolari di automatismo ed in questa condizione gli uomini trascorrono più di un terzo della loro esistenza. E’ lo stato nel quale a volte emergono “segnali†dei nostri processi inconsci.
2. Il secondo è il cosiddetto stato di veglia (coscienza lucida), lo stato in cui si trascorre il resto della vita. Questa è la condizione nella quale gli uomini vivono gli eventi della loro vita, comunicano, progettano, si muovono, fanno guerre, filosofeggiano e molto altro. Gran parte della vita viene trascorsa normalmente in questo stato, che, a volte, altro non è che il prolungamento del primo stato. La comprensione di ciò rende possibile il cambiamento. In questo stato, come in quello del sonno notturno, la mente continua a sognare e ad immaginare in maniera meccanica, le persone sono condizionate da automatismi e identificazioni, che alterano la realtà facendo attraversare la vita senza viverla realmente. Mediante l’osservazione di se stessi e la volontà , possiamo renderci conto di questo stato di "assenza", nel quale reagiamo invece di agire.
3. L'iniziare a percepire questa condizione e osservare i meccanismi che la regolano determina il terzo stadio, ovvero la coscienza di sé, ove ci si ricorda di sé, si ha consapevolezza del proprio essere.
4. Il quarto stato è la coscienza obbiettiva, ove si percepiscono e si vedono le cose per ciò che veramente sono. E' quello stato di coscienza, che in oriente veniva definito “illuminazioneâ€. La coscienza obbiettiva non è però riservata a pochi eletti, essa filtra spesso nelle nostre percezioni e intuizioni: più numerosi sono i momenti di consapevolezza fra un automatismo e l’altro, più informazioni coscienti lasciamo passare, più ci avviciniamo ad essa. Molte persone, per eventi accidentali o per concomitanze di coscienza, hanno queste percezioni consapevoli della realtà oggettiva. Purtroppo, in questi casi manca la preparazione a monte, quella che rende un momento sporadico parte di un progetto di crescita interiore, e quindi il tutto viene spesso dimenticato o trasformato e giustificato.
1) Cfr. voce coscienza, in DURO A. (a cura di), Vocabolario della lingua italiana, II, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da G. Treccani, 1986, p.976